Mese: dicembre 2019

Ilaria Di Roberto, versione integrale delle telefonate

La battaglia a colpi di botta e risposta sul caso della ventinovenne Ilaria Di Roberto e lo psicologo ipnotista Marco Marzaduri, sta occupando le pagine dei social in questi giorni oltre che di tutte le testate on line. Di seguito il link dove poter ascoltare la versione integrale senza tagli del botta e risposta fra i due

https://www.facebook.com/watchparty/2531261800489803/?entry_source=USER_TIMELINE

Dal porno a Satana, la brutta storia di Ilaria

di Simona Boenzi

Hanno provato a distruggermi la vita, oggi trovo il coraggio di metterci la faccia

Ilaria Di Roberto a Pomeriggio cinque

Hackerata, ipnotizzata, cyberbullizzata, molestata , perseguitata, vittima e oggi addirittura accusata di vendere pornografia. A soli 29 anni due sono le cose che pensi: o è una mitomane, o è veramente sfigata.

No. Ilaria è una giovane donna che crede  all’esistenza dell’amore, della lealtà e come tante altre della sua età , cercava lavoro. E oggi lo strumento utilizzato da tutti è il web. L’assurda storia di Ilaria Di Roberto, è diventata di dominio nazionale. Ha preso parte a trasmissioni televisive come Pomeriggio cinque, Storie italiane e I fatti vostri, di lei ne scrivono giornali nazionali perché la sua è veramente una storiaccia.

“Storie italiane ” programma Rai
Ilaria Di Roberto a “I fatti vostri”

Ilaria, residente a Cori,  mi ha contattato su Facebook e mi ha inviato un messaggio. “Ho bisogno di aiuto”.  Ed è così  che inizia la nostra conversazione, dapprima scritta poi verbale.

La causa iniziale è l’infatuazione per un ragazzo del posto. Dal ritrovarsi intestataria di una utenza Tim che verrà utilizzata per divulgazioni di video, messaggi dal contenuto pornografico, acquisti in rete e ricatti tutti a suo nome ma  a sua insaputa, fino a comparire lei stessa per mezzo di montaggi creati ad arte su siti porno il passo è breve.

“ Il rapporto con questo ragazzo divenne a breve solo amichevole – racconta – lui iniziò a frequentare altre ragazze che mal sopportavano la nostra frequentazione . Infatti dopo poco tempo entrambi ci siamo ritrovati con i profili social hackerati . Per tutta questa serie di motivi il nostro rapporto subì una rottura”. Ma questo è solo l’inizio. Il vero dramma per la giovane di Cori, si presenta a giugno del 2019. Ilaria cerca lavoro e fra le migliaia di opportunità andate in fumo si butta su un annuncio che parla di cartomanzia,  magia e legami . “ Quando ti vedi ogni possibilità rigettata – continua – ti adatti e speri che una piccola fonte di guadagno arrivi anche da un lavoro a detta di molti “bizzarro”, ma io in verità sono sempre stata attratta dal mondo delle carte, non è un reato giusto? “ No, non è un reato, ma lo diventa quando chi gestisce questo sporco affare lo fa giocando sulla ingenuità di una ragazza piena di speranze e purtroppo anche un po’ “credulona”. Inizia così una collaborazione presso questa società con sede legale in Sicilia ma controllata da una ltd ( società a responsabilità limitata ) di Londra.

Alla testa di quella che si capirà presto essere una squadra di truffatori camuffati da guru, folletti e maghi, c’è un tale che avrebbe manipolato – non ipnotizzato attenzione – la nostra Ilaria, al punto di farla cadere nella trappola del guadagno facile con qualche firma qui e là . “ Ma sta tranquilla è tutto regolare “. Oggi si trova in mezzo ai casini per colpa proprio di una firma su una cambiale camuffata ad arte, di 40mila euro.

“Sono stata proprio una stupida – mi sono addirittura fatta tatuare il simbolo della loro setta per beneficiare della loro benevolenza “.

In premio la promessa di ottenere visibiltà mediatica sui social e tanti followers

“Mi avrebbe fatto comodo perché ho la passione per la scrittura e ho da poco terminato il mio primo libro a cui tengo moltissimo”.

E non è finita .  Allo stato attuale la procura pontina  ha delegato la polizia postale delle indagini  e sta esaminando la denuncia presentata dalla vittima cercando di ricostruire l’ intera vicenda e di verificare l’ effettiva esistenza di una rete di sicari che agiva per conto della setta, mettendo a segno esecuzioni il stile malavitoso nei confronti di coloro a cui erano state “commissionate” fatture di magia nera mortali.

“Il guro mi fece il lavaggio del cervello e arrivò al punto di commissionarmi l’uccisione di una persona”

Ilaria Di Roberto

Per colpa di queste cambiali e quel materiale pornografico messo in rete , sono stata denunciata e ho subito anche una perquisizione in casa. Mi hanno squestrato il pc dove c’era tutto il mio libro che , prima di essere pubblicato , tra l’altro , me lo sono visto messo in pdf sul web. Ma io non mi fermo. Sto raccontando la mia brutta a storia a tutti i giornali, so di fare la figura dell’ingenua ma almeno spero e voglio che tutti sappiano quanto non è poi così difficile imbattersi in veri e propri criminali. Da questa esperienza ne farò una missione di vita”

L’Arma alla sbarra

Al via stamane al processo sui depistaggi, otto gli imputati

Di Simona Boenzi

Settima sezione penale

“E’ solo grazie all’appuntato scelto Riccardo Casamassima che siamo arrivati a questo punto. Dieci anni fa brancolavamo nel buio. Oggi i responsabili della morte di mio fratello hanno nomi e cognomi”. Sono le parole di Ilaria Cucchi, rotte dall’emozione.

Alle 9 stamattina si sono aperte le porte al secondo piano del tribunale nella settima sezione penale per gli otto imputati dell’Arma

A dover affrontare il processo nell’ambito dell’inchiesta sui presunti depistaggi relativi alle cause della morte di Stefano Cucchi, la catena di comando dei carabinieri che – secondo le accuse – avrebbe prodotto falsi per sviare le indagini. Fra questi, il generale Alessandro Casarsa, attualmente in pensione, ex comandante dei Corazzieri e all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma. Gli altri imputati sono il colonnello Lorenzo Sabatino, ex capo del nucleo operativo di Roma, accusato di omessa denuncia; Francesco Cavallo, all’epoca dei fatti tenente colonnello capoufficio del comando del Gruppo Roma; Luciano Soligo, già comandante della Compagnia Montesacro; Massimiliano Colombo Labriola, ex comandante della stazione di Tor Sapienza; Francesco Di Sano, all’epoca in servizio a Tor Sapienza; Tiziano Testarmata, già comandante della quarta sezione del Nucleo investigativo e il carabiniere Luca De Cianni.

L’aria è già tesa. Da qualche giorno infatti l’appuntato  scelto Riccardo Casamassima subisce azioni inspiegabili. I numerosi post su face book documentano infatti reazioni da parte di superiori alle quali dovranno, prima o poi, rispondere. Venerdi scorso infatti, mentre l’appuntato si dirigeva verso il posto di lavoro, è stato “allontanato  – riferisce – perché non gradito, dal momento che stava attivando il comandante generale Giovanni Nistri”.

 Quel posto di lavoro, ricordiamolo, è una sbarra che si alza e si abbassa presso la scuola allievi carabinieri, dove il carabiniere Casamassima è stato letteralmente spedito per “aver detto la verità”

Dalla mobile al portone , il tonfo di qualità per Casamassima

Il superiore chiede spiegazioni ma il comandante risponde picche

Di Simona Boenzi

Percorro ogni giorno cento chilometri per andare ad aprire e chiudere una porta.Detta così sembrerebbe la frase di uno che soffre di qualche disturbo ossessivo compulsivo.Invece la situazione è ancor più grottesca se pensiamo che ad aprire e chiudere una porta è il carabiniere grazie al quale oggi quei maledetti lividi sul corpo e sul volto di Stefano Cucchi hanno nomi e cognomi.Il “portiere” in questione si chiama Riccardo Casamassima, che da quel 22 ottobre 2009 ha visto la sua brillante carriera di carabiniere sgretolarsi giorno per giorno.

Arruolatosi nel 1998, ha lasciato la sua terra , la Puglia, con una valigia piena di sogni e progetti. “Mi sono sentito subito appagato da questo lavoro – racconta – mi gratificava andare in pattuglia, ti senti la responsabilità addosso verso la gente che ripone fiducia nella divisa. Ma questa fiducia oggi sta scomparendo”.Sono le parole di un uomo stanco di vivere in un incubo.Perché a Riccardo Casamassima, l’appuntato scelto che ha rotto il silenzio e ha rivelato al mondo intero cosa ha sentito riguardo i fatti di  quella sera in cui Stefano finì in manette. Questa confessione gli si sta torcendo intorno al collo giorno per giorno.

“Dopo le mie denunce – prosegue – dal reparto mobile sono stato messo davanti al portone della scuola per allievi carabinieri”.

In poche parole un’attrazione per spettatori, che fanno avanti e indietro durante l’orario di servizio. Ma l’appuntato scelto non è rimasto in silenzio e durante tutti questi anni ha scritto ai suoi superiori chiedendo di essere ricevuto, chiedendo le motivazioni per questo vero e proprio mobbing .

E’ il 2 giugno 2019 che il tenente colonnello Maurizio Vietti, superiore di Casamassima , scrive al comando allievi carabinieri , mettendo in evidenza il declassamento dell’appuntato scelto. “Secondo un consolidato orientamento normativo e giurisprudenziale – si legge nella nota del 2 giugno – il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto “. Sempre nella nota emerge una informazione importante ma che non riceverà mai alcuna spiegazione plausibile. Vietti fa riferimento ad una corrispondenza letta fra  Casamassima con l’allora ministro Elisabetta Trenta riguardo appunto il declassamento del militare e l’invito della stessa a contattarla via mail al fine di conoscere e chiarire i contorni della vicenda. Infine Vietti chiede che la posizione di Casamassima “ venga riveduta nell’ottica di un equo contemperamento fra le esigenze dell’amministrazione e del dipendente”.La risposta non tarda ad arrivare ma i toni rasentano il grottesco. “Non posso fare a meno di rilevare l’incoerenza delle considerazioni contenute nella nota di riferimento” , riporta la nota firmata dal comandante Michele Sirimarco che pur immaginando siano scritte in buona fede – a suo dire – dimostrano uno “spiacevole scostamento dalle linee condivise”.

risposta del comandante Sirimarco

La domanda è a questo punto: ma condivise da chi? Chi è che condivide la decisione di togliere dal proprio ruolo una persona che ha avuto la forza di rompere il silenzio per buttarla davanti a un portone?

Ce lo dica, comandante

Vale infine la pena ricordare che proprio in questi giorni Riccardo Casamassima, ha inviato una nuova nota all’attuale ministro della difesa Guerini, chiedendo di essere sentito ai sensi dell’ articolo 735 dpr del 15 marzo 2010. E sempre e ancora per sottolineare la sua assurda situazione . Quest’uomo è supportato da migliaia di persone, i social gli mostrano affetto e sostegno.

L’Arma, quella divisa che continua a mostrare con orgoglio, gli sbatte le porte in faccia, anzi, lo ha messo davanti a una porta

Caso Cucchi – Processo depistaggi e trasferimenti improvvisi

Due carabinieri coinvolti nel pestaggio e subito mandati altrove

di Simona Boenzi

Partirà il 16 dicembre il processo contro i depistaggi nel caso sulla morte di Stefano Cucchi. Il 12 novembre – data di inizio –  il giudice monocratico Federico Bona Galvagno, si è astenuto  spiegando di essere un ex carabiniere attualmente in congedo. L’astensione c’è stata a seguito della richiesta sollevata dagli stessi familiari di Cucchi, al suo posto è stata già designata Giulia Cavallone .

il corpo senza vita di Stefano Cucchi con i segni delle percosse ricevute

Singolare invece il trasferimento immediato di due dei tre carabinieri a pochi giorni dalla morte di Stefano Cucchi. Parliamo di Roberto Mandolini e Raffaele D’Alessandro, oggi condannati  in primo grado .

  Il 3 dicembre 2009, venti giorni dopo la morte di Cucchi, Mandolini – considerato in carriera, giovane e brillante – viene improvvisamente trasferito in un reparto secondario, rinunciando anche all’alloggio di servizio. Il primo dicembre 2009 il comandante provinciale dispone, per non meglio precisate “esigenze di servizio” e a decorrere dal 3 dicembre 2009, che il maresciallo Mandolini sia provvisoriamente assegnato al plotone di rappresentanza carabinieri di Roma.

Il 3 dicembre 2009 il generale Vittorio Tomasone specifica che Mandolini perde l’alloggio di servizio di cui usufruiva e che lui stesso aveva richiesto.

Il  16 febbraio 2009 sempre Tomasone scrive  nuovamente al comando legione carabinieri Lazio, questa volta proponendo il trasferimento “a domanda” del maresciallo Mandolini alla aliquota Radiomobile della compagnia di Castelgandolfo, quale “capo equipaggio”, allegando una “dichiarazione di gradimento dell’interessato”.

Il 18 febbraio 2009 la dichiarazione di gradimento dell’interessato viene effettivamente messa agli atti, dunque due giorni dopo gli atti presentati da Tomasone

All’epoca dei fatti, ovvero nell’ottobre del 2009, Raffaele D’Alessandro era in servizio alla stazione di Roma Appia, per poi passare a quella di San Martino al Cimino. E nel Viterbese è rimasto fino al settembre del 2014, quando è stato trasferito al battaglione carabinieri Campania. Fu infatti proprio l’allora maresciallo Fortunato Scoscina, all’epoca alla guida della staizione di San Martino al Cimino, che in aula riferì alcune confidenze della allora  moglie di D’Alessandro, Anna Carino, riguardo ai metodi non proprio pacifici del carabiniere usati in famiglia. “A San Martino al Cimino – racconta in aula  Scoscina  – vivevano nell’alloggio di servizio insieme ai figli. A volte sentivo delle urla e D’Alessandro era spesso autoritario con la moglie. Nell’ottobre del 2013 Carino mi volle parlare, e mi raccontò della separazione. Ma mi espresse anche delle preoccupazioni sul fatto che D’Alessandro fosse armato, ovvero che avesse l’arma di servizio. Non essendo più in buoni rapporti, temeva che il marito potesse usare la pistola contro di lei o contro i figli o anche contro se’ stesso”.

Tutti gli ordini di servizio sono a firma  del generale Vittorio Tomasone, allora comandate provinciale.

Nel frattempo continua invece la rocambolesca quanto assurda vita da persona leale di Riccardo Casamassima, reduce dal premio Antonio Caponnetto per la cultura della legalità Antonio  al festival di Pistoia.

Riccardo Casamassima ritira il premio Caponnetto a Pistoia

Il carabiniere che “ci ha messo la faccia” , non è stato ricevuto dal comandante generale Giovanni Nistri, in quanto – sosterrebbe – ci siano le indagini in corso dell’ Anac. “ Non ha senso – spiega Casamassima – Perché mai nessuno dal Comando Generale mi ha detto che ho fatto la cosa giusta nel testimoniare . In questi giorni presenteremo una querela nei confronti delle persone sottoposte a provvedimento da parte degli Ufficiali sottoposti a provvedimento da parte dell A.n.a.c e nei confronti di chi ancora nega i miei diritti .Una cosa è sicura non ci saranno più altre persone che seguiranno il mio esempio.

Università e licei occupati, guerra del Golfo e le nuvole di De Andrè a Guidonia

Di Simona Boenzi

 Scatta l’allarme nel «bunker» situato sotto il ministero della Difesa dell’Arabia Saudita a Riad (dove ha sede il Comando del controllo aereo della forza multinazionale nel Golfo). E’ il 21 gennaio 1991,  sono le  3,30 ora locale: uno degli otto «Tornado» italiani, che si erano alzati in volo per una missione notturna, e’ scomparso in territorio kuwaitiano. Alle 6,45 ora italiana, la conferma da parte dell’aeronautica militare e la precisazione che «non si hanno notizie dell’equipaggio costituito dal pilota, maggiore Giammarco Bellini, e dal navigatore, capitano Maurizio Cocciolone».  Più tardi si saprà: sono stati presi dalle truppe irachene. Tutti gli italiani incollati alla tv. Sono ore interminabili, momenti indimenticabili. Nessuno scorderà mai la faccia del pilota abruzzese che ricorda quella di Rocky Balboa: il volto tumefatto dalle botte e un inglese biascicato: “My name is Maurizio Cocciolone”.

Maurizio Cocciolone durante l’edizione straordinaria dei telegiornali

Sono gli anni Novanta.  Non c’e’ internet, non ci sono i cellulari. C’e’ la televisione e ci sono i giornali.  Sono i quotidiani che noi nati negli anni Settanta, spesso compravamo all’edicola, più che altro per leggere le pagine dello sport e controllare se ci fossero scioperi da usare come pretesto per non andare a scuola o organizzare una manifestazione salta interrogazioni. Eppure questo rapimento, terminato il 3 marzo dello stesso anno col cessare della guerra , resterà impresso nella memoria di tutti.

Un tassello che si va ad aggiungere a un anno appena chiuso, il 1990, l’anno della Pantera, il simbolo  della protesta politico studentesca. Non sardine, attenzione , Pantera, serve un simbolo forte, da diventare adesivo per giubbotti in pelle, da imprimere sui muri. Fa anche una bella scena, la Pantera.  – La notte del 27 dicembre viene avvistata una pantera a Roma, in mezzo a Via Nomentana. Poco dopo una volante della polizia conferma l’avvistamento. Da qui l’inizio di una lunga quanto vana caccia al felino nella Capitale. Leggende metropolitane raccontano di avvistamenti anche a Colle Largo a Guidonia, poi nelle campagne a ridosso di via Maremmana, mai nessuna conferma.  Ma l’occasione per sfruttare l’immagine dell’animale si presenta quando due pubblicitari inventano lo slogan «la pantera siamo noi» e lo regalano agli studenti ribelli dell’Università “La Sapienza”.

studenti del movimento Pantera , anno 1990

Il 15 gennaio anche La Sapienza di Roma è occupata. La mattina di quel giorno venne presa “Lettere” durante un’assemblea affollata ed eccitante, al termine della quale un gruppo di persone entrò nella stanza di Achille Tartaro, preside della facoltà, per chiedere le chiavi dell’ingresso come atto simbolico e il fax dell’istituto come strumento per comunicare con il mondo. In seno al movimento della Pantera si forma, nel 1990, uno dei primi gruppi rap italiani: l’Onda Rossa Posse di Roma; il brano del gruppo Batti il tuo tempo che diventa ben presto colonna sonora delle occupazioni: è cantato nelle gradinate delle facoltà e nelle manifestazioni degli studenti. In seguito alla Pantera, al rapimento del pilota Cocciolone, la Guerra nel Golfo che sembrava dovesse trasformarsi nel terzo conflitto mondiale, la voglia di fare sega a scuola, trasforma tutto ben presto in una mega ondata di scioperi e occupazioni. Gli insegnanti , perdono il controllo sugli studenti e per mesi gli istituti restano in mano agli studenti. Al liceo Ettore Majorana di Guidonia, si proietta per ben due volte The Wall, il film  di  Alan Parker ,  si organizzano assemblee e si appendono striscioni, poi la musica.

Nel 1990 esce Le Nuvole, considerato l’album più intenso di Fabrizio De Andrè. Il 23 settembre dell’anno seguente  i cancelli dello stadio a Guidonia si spalancano di nuovo . Dopo Vasco Rossi, Antonello Venditti ora tocca al cantautore genovese. Le Nuvole sarà l’opera  che tutti ricorderanno come l’album dal vivo. Uscirà infatti nel 2012 un cofanetto pubblicato postumo, che si chiamerà appunto “Le nuvole, concerto 1991”.

un raro momento del concerto di De Andrè a Guidonia

Le Nuvole è l’album del Pasquale Cafiero di “Don Raffaè”,  che per anni e ancora adesso viene  canticchiato da tutti, vecchi e giovani, ognuno se lo farà proprio e lo tirerà fuori all’occorrenza.  In realtà pochi ne capiranno il vero significato, per lo più persone che hanno vissuto il sistema carcerario in quegli anni . Lo canterà anche  a Guidonia De Andrè il suo Don Raffaè, due  anni dopo scoppierà  Tangentopoli, l’inizio di un capitolo destinato a rimanere aperto