Mese: novembre 2019

Caso Cucchi: la legge Madia non fu applicata a Mandolini

Il maresciallo non fu punito ma promosso. I carabinieri denunciati per stupro a Firenze vennero subito destituti prima del processo

Di Simona Boenzi

Nessuno ne parla, eppure è davanti agli occhi di tutti. Si chiama legge Madia, in particolare quell’ articolo 1393 del codice dell’ordinamento militare (modificato nel 2015 dalla legge Madia) che autorizza provvedimenti disciplinari anche a giudizio non concluso. Il codice però prevede pure la possibilità di reintegro dei militari, a conclusione dell’iter processuale, nel caso di un’assoluzione piena e definitiva da quei crimini ritenuti «particolarmente gravi o infamanti». Occorre ricordare il caso delle due ragazze americane che denunciarono per stupro due carabinieri a Firenze la notte fra il 6 e il 7 settembre 2017. Licenziati, ancor prima di essere giudicati da qualsiasi tribunale : a conclusione di un’indagine disciplinare interna infatti, l’arma dei carabinieri ha deciso di destituire i due accusati dalle studentesse. Marco Camuffo è stato poi condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione con rito abbreviato l’11 ottobre 2018. Si è costituto parte civile invece il ministero della Difesa nel processo a carico di Pietro Costa l’altro carabiniere , partito a ottobre scorso presso il tribunale di Firenze. Costa venne subito trasferito fuori sede in una caserma nelle sperdute campagne fiorentine.

Roberto Mandolini

La legge Madia  però non è stata applicata già nel 2009 ai carabinieri che massacrarono di botte Stefano Cucchi. Al contrario, il maresciallo Roberto Mandolini venne promosso. Non sospeso, non destituto ma promosso a maresciallo capo. Per chi lavora nell’ Arma, il cambio di grado è quasi un fatto automatico:  solo che in questo caso ad usufruire della promozione  è stato proprio  uno dei carabinieri indagati per falsa testimonianza sul caso Stefano Cucchi dalla Procura di Roma e il reparto di Mandolini si occupa principalmente di ordine pubblico, impiegato a Roma soprattutto nei controlli a San Pietro e nelle altre zone ritenute sensibili, quindi in questo momento in pieno servizio per il controllo dell’ordine pubblico.

Eppure l’articolo 1393 dell’ordinamento militare parla chiaro : “Il procedimento disciplinare, che abbia ad oggetto, in tutto o in parte, fatti in relazione ai quali procede l’autorità giudiziaria, è avviato, proseguito e concluso anche in pendenza del procedimento penale. Per le infrazioni disciplinari di maggiore gravità, punibili con la consegna di rigore di cui all’articolo 1362 o con le sanzioni disciplinari di stato di cui all’articolo 1357, l’autorità competente, solo nei casi di particolare complessità dell’accertamento del fatto addebitato al militare ovvero qualora, all’esito di accertamenti preliminari, non disponga di elementi conoscitivi sufficienti ai fini della valutazione disciplinare, promuove il procedimento disciplinare al termine di quello penale.” 

In tutti questi dieci anni  dunque, Roberto Mandolini , ha continuato non solo a lavorare , a differenza di Camuffo e Costa – ma ha beneficiato anche di uno scatto di livello . Vale infine la pena di ricordare che nella sentenza Cucchi,  La corte ha disposto il pagamento di una provvisionale di 100mila euro ciascuno ai genitori di Cucchi e alla sorella Ilaria. Di Bernardo, D’Alessandro, Mandolini e Tedesco, a vario titolo, dovranno risarcire, in separato giudizio, le parti civili Roma Capitale, Cittadinanzattiva e i tre agenti della polizia penitenziaria e intanto sono stati condannati al pagamento delle loro spese legali per complessivi 36mila e 500 euro. Di Bernardo e D’Alessandro sono stati inoltre interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, mentre un’interdizione di cinque anni è stata disposta per Mandolini. Da anni ormai, l’appuntato scelto Riccardo Casamassima, l’uomo grazie al quale ci fu la svolta del caso Cucchi, si  batte sui social esponendosi in prima persona,  per far conoscere la verità e ottenere giustizia. Finora, nonostante le quattro istanze presentate, non è stato ricevuto dal comandante generale.

Ultimo rombo di motore per Bekke

Montecelio, Guidonia e tutto il Lazio piangono l’eclettico centauro

I funerali avranno luogo a Montecelio, martedì 19 alle ore 15

Il 4 febbraio avrebbe compiuto 71 anni, ma la sua moto, la sua “bambola” a tre ruote si è fermata allo stop terreno e, ci piace immaginare, di vederla impennare la via del cielo, mescolare il fumo della marmitta a quello delle nuvole. Se ne è andato oggi Giulio Bufalieri, in arte Bekke, il centauro stelle e strisce che tutti, ma proprio tutti conoscevamo. Un mese fa il primo sentore: un malore improvviso lo ha colto nella sua abitazione, portato d’urgenza in ospedale, in rianimazione, vi è rimasto fino a oggi. In pochi minuti sui gruppi locali Facebook , ognuno gli dedica un saluto, un cuore, un pensiero, le foto sulla sua particolarissima moto progettata apposta per lui, con tre ruote, per non affaticare troppo la gamba, minata da un incidente avuto anni fa a Guidonia.

Bekke in una foto di giugno 2019

Il mio ricordo e piccolo omaggio

Bekke mi salutava sempre così, ” Signora giornalista buongiorno”, con il suo dialetto monticellese, la voce leggermente rauca e l’inseparabile sigaro. Si alzava per darmi la mano e in quell’attimo gli usciva una smorfia di dolore sul viso: ” è’ per sta cavolo de gamba che dopo l’incidente non s’è rimessa più apposto” – diceva. Poi iniziava a chiedermi di aiutarlo per la pubblicazione di un libro, portava una cartellina con sè, la teneva nella tasca laterale della moto. C’erano i suoi appunti scritti a mano, parlavano della partecipazione al film con Franco Nero, “Milano violenta”, partecipazione non sua ma della sua motocicletta. Parlava delle sue manifestazioni in giro per tutto il Lazio, della sua associazione Moto club Guidonia 1937 e di come riusciva a coinvolgere tutti gli appassionati delle due ruote, come quella volta a Palombara che coinvolse una sessantina di proprietari di Vespe Piaggio durante una manifestazione a tema. Un numero che nessuno si sarebbe aspettato. Poi ancora la passione per le Harley Davidson e i moto raduni a cui non è mai mancato. le trombe della sua “Bambola” si sentivano dalla via Romana, la strada che da Montecelio , dove viveva, conduce a Guidonia, le sentivi sulla Tiburtina, quando la domenica, dopo il caffè e un breve saluto con compaesani, schizzava in sella verso Tivoli, col sole e con le nuvole. Vola alto Bekke, ci mancherai (Simona Boenzi )

L’inseparabile moto a tre ruote di Giulio Bufalieri, in arte Bekke

Guidonia – correva l’anno 1989. Foto allievi scuola calcio e viva voce dei giovani di ieri

Dai “selfie” nella macchinetta per foto tessere, le schede telefoniche della Sip per chiamare amici vicini e lontani

Di Simona Boenzi

Nel servizio dedicato ai 30 anni dalla caduta del muro di Berlino, abbiamo ricordato l’evento che ha lasciato un segno indelebile nei nostri ricordi, il concerto di Vasco Rossi allo stadio comunale di Guidonia , il 26 settembre di quell’anno.

Cape Canaveral  – Guidonia è una neo gemellata con Cape Canaveral. L’anno prima in molti ricorderanno le manifestazioni in onore a questo evento, la stretta di mano tra il sindaco Giovanbattista Lombardozzi e il sindaco della città dello spazio , Patrick Lee. Sarà nel 1988 infatti che  verrà ribattezzata Città dell’Aria. Nome che purtroppo, negli anni assumerà toni grotteschi per via del crescente inquinamento e che la vedrà dunque rivisitata in Città dell’aria – amara –

Numero di abitanti – La popolazione residente nell’intero comune  conta 54mila 956 abitanti, 27 mila 345 maschi e 27mila 611 femmine di seguito suddivisa per circoscrizioni

Guidonia – 11.290

Colle Fiorito – 3.655

Villalba – 8.977

Villanova – 10.444

La Botte – 798

Montecelio – 3.425

Albuccione – 2.348

Bivio di Guidonia – 774

Martellona – 735

Colle Verde – 5.340

Tor Lupara – 1.616

Setteville – 5.550

Venditti, la moda, la Generazione X in provincia – L’ 11 settembre , pochi giorni prima di Vasco, a fare tappa   nello stadio comunale, Antonello Venditti, durante il tour  “In questo mondo di ladri “. Erano gli anni del “bomberino” , del “chiodo” in pelle nera , i giubbotti che caratterizzavano una vera e propria appartenenza a determinati gusti musicali. Il grunge di Kurt Cobain e i Nirvana sarebbe stato quello che di lì a poco avrebbe segnato una generazione. La generazione X, quella generazione dei nati fra il 1960 e il 1980, anche se in realtà diventerà il simbolo vero e proprio dei nati fra il 1970 e il 1980. La caduta del muro, la fine della guerra fredda , si sono portati via l’identità storico culturale e sociale di un’era che ormai stava definitivamente cessando: l’era delle rivoluzioni. La generazione X verrà ricordata infatti anche per la scia di decessi giovanili per abuso di alcol e droghe. Sarà l’epoca dei nuovi ribelli, ma senza una causa . Apatici, cinici, con scarso senso degli affetti, un misto fra il libero amore dell’era Woodstock e il “marcio” della cultura punk. Un po’ questo e un po’ quello, incazzati ma senza sapere esattamente con chi e per cosa. Si troveranno in seguito ad assistere alla nascita del web e a dover riporre i gettoni del telefono nel cassetto per imparare ad usare i primi telefoni cellulari.  Nel mondo occidentale tutto questo avviene in fretta, nelle città di provincia ci vuole più tempo. I veicoli per la divulgazione delle notizie sono limitati a tg, radio e giornali. La musica gira sui cd, i concerti in Vhs , per vedere un film ci si organizza da amici che hanno il videoregistratore e con la tessera si affittano nelle poche videoteche di zona. Max Video a Guidonia centro, di Riccardo De Propris, la prima , la più fornita , quella che nessuno dimentica, Video Music club a Villanova di Guidonia di Orazio Troiano.

I ricordi di quegli anni sono vivi in chi, all’epoca era studente

Alessandro Caldarola , 42 anni , guidoniano

Appartengo alla generazione x, definita dai sociologi, quella a cavallo fra il 74 e il 78, nato nel 77. Col tempo ho capito che ogni generazione temporale possiede la sua x e forse quella che descrivo ha anche la sua croce. La nostra era l’eroina, che camminava al nostro fianco e che riguardava i ragazzi nati prima, cresciuti fra Clash e Albano e Romina, in un contrasto fra sacro e profano, fra Chiesa oratorio e campi da calcio.. Noi nati a Guidonia alla fine degli anni 70 immaginavamo Roma come una metropoli sconosciuta, divenuta oggi scantinato di qualche megalopoli. Sognavamo di “vivere una favola” in una cittadina divisa fra una borghesia in alto, sulla collina che dominava tutto il territorio e il resto della città che giaceva ai suoi piedi. Allora , ecco i tossici, quelli che abbandonavano le siringhe su per colle largo e trovavano rifugio proprio la sotto, dove non c’erano costruzioni o ville. Se prendi i titoli delle canzoni, estrapoli pezzi di frasi delle canzoni di Vasco, ci puoi rassettare un sacco di ricordi. I miei cominciano Nell’89 ” accidenti alla malinconia, alla noia che ci prende e che non va più via”. Il disastro di Chernobyl ci aveva destato tutti, reclusi in casa e resi fobici e attenti al cibo, a ciò che toccavamo e all’erba che calpestavamo. L’89 fu l’anno in cui Vasco arrivò a Guidonia, l’anno in cui per un giorno riempì le strade di gente stravagante, punk e studenti, sbandati e tossici. Ricordo quel pomeriggio in cui a Guidonia era il coprifuoco, non eravamo abituati, la nostra piccola comunità di emigrati dal sud sembrava tenersi stretta le sue paure e cercare le proprie rassicurazioni di fronte a questa invasione. Era il boom dell’eroina appunto e una nuova ondata da qui a breve avrebbe disarticolato quel paese, divenuto cittadina e poi città, fino a toccare con la mano i confini della capitale. Andai al concerto con mia madre, per mano, ricordo il culo delle persone tanto ero basso, i capelli lunghi e l’odore forte di sudore nelle t-shirt sbrindellate e i primi chiodi. Lo stadio era stracolmo, il vecchio comunale ribolliva fin sulla pista ad anello che circondava il palco. Era l’anno di liberi liberi e l’anno dopo Vasco divenne fenomeno di massa con “fronte del palco”. Fumo e polizia, sirene, quelle dell’autombulanza su cui ci dissero che Vasco arrivò, strafatto e sudato, attraversò il nostro cielo come una cometa. Guidonia stava cambiando e di li a breve i suoi abitanti avrebbero trovato difficoltà a conoscersi, Vasco aveva aperto uno strappo nella nostra città e l’aveva trasformata. “Dillo alla luna” e i primi amori, “c’è chi dice no” l’inno alla resistenza giovanile..”forse eravamo stupidi” però adesso siamo cosa, che cosa che?”. Guidonia, ” cosa diventò, cosa diventò, quella voglia che avevi in piu”? e come mai oggi non ricordi più? E intanto, ” siamo solo noi, che non vi stiamo neanche più ad ascoltare, che non ci sappiamo limitare” e le luci dopo due ore abbondanti calano su Guidonia che torna a dormire quella notte, ma con in testa un pensiero: vedere tutta questa novità, questa gioventù, questa distruzione, ha tagliato il cordone ombelicale con i suoi genitori, di li a poco tutto sarà travolto, politici e classe dirigente, economia e servizi, da lì a poco Guidonia ospiterà nuove persone ,quelle che aveva osservato con curiosità, la notte del concerto di Vasco.

Igor Malaguti, 46 anni , guidoniano

Il 1989 lo ricordo per i fatti di Tien an men . nel 1989 ero uno studente del quarto anno , ma andavo a Roma, per cui Guidonia la vivevo poco. Il fine settimana lavoravo in un lavaggio, per racimolare qualche soldo e non dover chiedere a casa. La caduta del muro di Berlino la ricordo bene, in famiglia per estrazione politica ero abituato a sentire i discorsi sulla Guerra fredda  e sul blocco sovietico. Fu l’anno dei primi polacchi , ma l’evento che ricordo maggiormente fu lo sbarco della nave Vloxa al porto di Bari nel 1991. Moltissimi albanesi andarono a stabilirsi a Montecelio, gente che iniziò subito a darsi da fare coi lavori pesanti.  Vivevamo tutti nella stessa epoca, eppure a vederli , sembrava che ci fosse stato un salto temporale fra noi. Il mondo per quella gente era fermo al nostro dopo guerra. Poi la musica. Oltre a Vasco, i CCCP , l’ultimo concerto con la band di Lindo Ferretti , ma parliamo del 1988, teatro tenda a Guidonia. Che tempi… Il marciapiede in pineta era pieno di ragazzi, le panchine erano sempre occupate e parlavamo,  gli unici “selfie” te li facevi alla macchina per foto tessere vicino la stazione. Ancora esiste e se potesse tirare fuori tutte le foto che ha scattato, ne verrebbe un album di volti immenso “

 

 

Il calcio –  Musica e sport, il calcio a Guidonia ha vestito tutti i bambini e adolescenti . Dedicato proprio al calcio, l’album fotografico coi rispettivi nomi degli allievi nel 1989, riportato in fondo, dagli under 18 regionale, allievi regionali, i giovanissimi e gli esordienti ( in tanti vi riconoscerete, osservate bene ! ).

 

 

 

1989: 30 anni fa Vasco cantava a Guidonia, a Berlino cadeva il muro

Sui balconi del senatore Antonio Muratore troneggiavano i garofani, Lombardozzi sindaco

Di Simona Boenzi

 

Guidonia, 1989: è la città, all’epoca ancora “cittadina” che sventola garofani rossi. Garofani rossi sul balcone di casa di Antonio Muratore, Sottosegretario di Stato per il Turismo e lo Spettacolo durante il governo Andreotti, garofani nel taschino del loden verde di Giovanbattista  Lombardozzi, sindaco di Guidonia dal 1983. E’ l’inizio della fine per la Democrazia cristiana, qui e in tutta la nazione che ormai è agli sgoccioli e non sarà più il partito di Stato. Si comincia a delineare la visione di una città, non più una cittadina. Una città vicino Roma.  Si pensa in grande dunque. Il 1989 verrà ricordato come l’anno di Vasco Rossi a Guidonia . E non se lo sarebbe aspettato nemmeno Vasco che proprio a poco più di un mese dal concerto tenuto allo stadio comunale di Guidonia il 26settembre 1989 , il titolo del tour e dell’album, avrebbero portato fortuna ai tedeschi dell’est e a seguire, al versante europeo facente parte del Blocco sovietico. “Liberi, liberi” cantava Vasco in quello che fu l’evento storico musicale per la città di Guidonia . Ad oggi infatti, musicisti del suo calibro, la Città dell’aria , ne ha visti veramente pochi. Dal 26 settembre al 9 novembre dello stesso anno passa solo una manciata di giorni ma la storia verrà segnata per sempre . I primi picconi iniziano a battere contro quella massicciata di cemento armato, la cortina di ferro , il confine che tagliava la città di Berlino, separandola dalla zona Ovest, controllata da Francia, Stati Uniti dì America e Inghilterra , dalla zona Est, controllata dall’Unione Sovietica, che , oltre a Berlino est, aveva come alleate la Bulgaria, la Cecoslovacchia , l’Ungheria, la Polonia, la Romania, formando una vera e propria alleanza militare conosciuta come Blocco sovietico o Patto di Varsavia, un progetto economico internazionale di paesi comunisti, che ebbe fine con la caduta del muro e le rivoluzioni del 1989 meglio note come “L’autunno delle Nazioni”, iniziato con la Polonia , Cecoslovacchia, Ungheria, Bulgaria , volto a mettere fine al regime comunista. L’unica nazione che destituì in maniera violenta il proprio leader fu la Romania, con la fucilazione del presidente Ceausescu, sua moglie e in seguito i figli e i loro cani. “Liberi liberi “ dunque dal comunismo e liberi di partire, verso il sogno dell’Ovest. Un sogno durato poco, perché oggi, sono in molti ad accusare la “Ostalghia”, la nostalgia dell’Est.

Ma all’epoca non se lo sarebbe aspettato nessuno , tant’è che il popolo dell’est si sposta. Raggiunge l’Ovest. Era il novembre del 1989, i Whitesnake pubblicano “Slip of the tongue”, i Rush “Supercondor”.  Nei primissimi mesi del 90, intere famiglie di polacchi prima, di romeni poi, si stabiliscono in maniera precaria . Il loro scopo è lavorare, ma per poi tornare a casa loro. Non è facile per questa gente. I pionieri sono giovanissimi, hanno dai 20 ai 30 anni. I giovani  guidoniani cominciano a stringere amicizia e la sera si ritrovano per bere una birra, una partita a carte. Ma entrare nelle loro case non è facile, perché non hanno case. All’epoca infatti molti ricchi guidoniani che avevano fiutato l’opportunità di fare ancora più soldi, allestirono nei garage delle proprie ville , delle brande, tutte in fila , per poterle affittare a gruppi dei giovani dell’est. Un sottobosco guidoniano invisibile in superficie ma che c’era e sono in tanti a ricordarselo.

Oggi per la maggior parte , queste persone sono tornate in patria, ma qualcuno è rimasto . Angela Petre Cernat, è una graziosa mamma e vive a Guidonia. “Sono arrivata in Italia nel 1995 – racconta – per rimanere sette mesi e poi rientrare in Romania. Mi mancava la mia casa, le mie abitudini”. Il presidente Nicolae Ceausescu è morto il 25 dicembre 1989, ma la Romania, come le altre nazioni dell’Est europeo, sono rimaste per anni con lo stampo del comunismo. “ Non avevamo quello che c’è qui – prosegue Angela – ma quel poco ci bastava per vivere. Ho vissuto il comunismo di Ceausescu , ma lo rimpiango. A 12 anni recitavo a scuola le poesie che io stessa scrivevo, dedicate al Regime , perché era ciò che sentivamo noi bambini. Oggi siamo persone adulte che hanno vissuto un’infanzia che ci ha permesso di crescere con grande senso della responsabilità”.

Sono trascorsi 30 anni, del  processo farsa e dell’esecuzione di Nicolae ed Elena Ceausescu, sono rimasti quei fotogrammi che all’epoca tutte le televisioni trasmisero in diretta, lasciando senza parole il mondo intero. A tutti sembrò di fare un salto indietro nel tempo . Gli stessi che ne ordinarono la morte, organizzando il colpo di stato, formarono di seguito la classe dirigente, la borghesia nazionale, senza che la situazione raggiunse una svolta risolutiva. “La povertà in Romania ancora c’è” , dice Jolanda guidoniana dalla nascita ma figlia di genitori che il comunismo lo hanno vissuto e lo rimpiangono – la maggior parte dei lavoratori vive con 250 euro di stipendio. Mia madre ripete sempre che la vita era meglio prima del golpe del 1989 . In fondo la differenza ancora si sente con voi occidentali. Né in meglio ne in peggio – specifica – ma quando nasci con un retaggio socio culturale che alla base ha come fine il lavoro, tutto il resto viene dopo”.

I genitori di Jolanda oggi hanno 67 e 73 anni. La madre Mirjana, ricorda che nel 1992, appena arrivata a Guidonia, il sabato telefonava ai parenti in Romania, dalla cabina telefonica “al semaforo” – su via Roma angolo piazza Francesco Baracca. I mezzi di comunicazioni erano quelli, d’altronde.

 

 

 

 

vasco guidonia