Mese: luglio 2017

La legge causale più grande


Il concetto di karma, di un “destino” che è allo stesso tempo effetto di cause passate e causa di eventi futuri, è presente nella tradizione buddista (e anche in quella di altre religioni orientali) fin dalle sue origini, connaturato ai principi stessi di questo insegnamento. Nulla è casuale né effetto di una volontà superiore; tutto appartiene alla nostra responsabilità.

Ma nell’evoluzione dottrinale successiva alla morte di Shakyamuni a poco a poco ha preso piede un’idea di karma piuttosto sconsolante, secondo la quale per ricevere ed “espiare” gli effetti di un numero incalcolabile di offese accumulate nelle vite precedenti non sarebbe bastata un’esistenza intera. Questo ovviamente faceva sentire le persone impotenti, togliendo ogni speranza di poter sradicare una mole di karma così imponente. 

Il Buddismo di Nichiren, basato sulla Legge mistica del Sutra del Loto, rivoluziona questa visione. Esso insegna che si può, senza alcun dubbio, trasformare il proprio karma. 

Anzi, è esattamente per questa ragione che il Daishonin affronta l’argomento del karma: ne parla proprio per spiegare come trasformarlo e liberare le persone dalla sensazione di rassegnazione che si prova all’idea di dover subire un destino inattaccabile, sempre uguale a se stesso.
La causalità generale e la Legge causale più grande

In Lettera da Sado Nichiren spiega con vari esempi il meccanismo che soggiace a quella che egli definisce Legge generale di causa ed effetto, quella precedente al Sutra del Loto: “Chi disprezza gli altri sarà a sua volta disprezzato”, “Chi scala un’alta montagna deve necessariamente discenderne”. Il concetto è semplice: se si pongono buone cause si riceveranno effetti positivi, se si pongono cattive cause si riceveranno effetti negativi. 

Benché il principio sia lineare, la possibilità di applicarlo nella realtà per trasformare il proprio destino è molto meno immediata. Infatti, se per ciascuna cattiva azione compiuta in vite passate si dovesse attendere la retribuzione specifica, occorrerebbe un tempo incalcolabile per espiare tutti questi singoli casi di karma negativo, e svolgere la pratica buddista per innumerevoli kalpa. Inoltre, come diceva il presidente Toda, finiremmo per condurre una vita passiva col solo obiettivo di non fare niente di sbagliato. 

Ma, come dice espressamente il Daishonin, il suo insegnamento va oltre la Legge di causa ed effetto tradizionale e si fonda su una “Legge causale più grande” centrata sul nucleo più vitale del Sutra del Loto, base per l’ottenimento della Buddità in questa esistenza. 

All’interno di questa logica rivoluzionaria, non è più solo questione di ripagare il debito karmico in modo che il bilancio torni in pari; l’obiettivo è convertire il bilancio da negativo in positivo attingendo direttamente alla nostra natura di Budda. Puntando direttamente alla meta senza tappe intermedie.

Noi tutti, imperfetti come siamo, nella nostra vita quotidiana possiamo andare oltre alle cause e agli effetti già accumulati e risvegliarci all’essenza fondamentale della nostra vita che esiste sin dal tempo senza inizio. Possiamo tornare alla nostra condizione originaria, la natura di Budda che esiste in noi da sempre, libera da ogni influenza esterna. Così il nostro sole (tornando all’esempio citato nell’articolo precedente, vedi p. 11) può sorgere e assorbire in sé la luce delle stelle.
Simultaneità di causa ed effetto

Il presidente Toda diceva che il mondo del tempo senza inizio è “gioioso, puro, luminoso e armonioso”. Una condizione che è “senza inizio” perché mai iniziata ma sempre esistita. Una condizione che è allo stesso tempo assoluta e sperimentabile singolarmente da noi esseri viventi, relativi e parziali. Inoltre, grazie al Sutra del Loto, alla Legge mistica di causa ed effetto, possiamo andare oltre le cause e gli effetti delle passate esistenze e, continuando a rimanere persone comuni, manifestare la causa e l’effetto originale del tempo senza inizio, dove causa ed effetto sono simultanei. 

Per questo possiamo trasformarci da persone prigioniere del karma in persone che sono consapevoli di possedere il mondo di Buddità e incarnano il mutuo possesso dei dieci mondi. Da persone alla mercé del destino individuale a persone che hanno la missione di sorgere animate dalla volontà e dalla determinazione di trasformare il destino dell’umanità. Perché quando invochiamo la Legge mistica chiamandola per nome, quando preghiamo recitando Nam-myoho-renge-kyo senza riserve dal profondo del cuore, ci risvegliamo alla condizione originale della nostra vita. In quel preciso istante tutte le cause e gli effetti intermedi spariscono e il Budda di myoho renge, la simultaneità di causa ed effetto, diviene manifesto.

Perché la Legge mistica è simultaneità di causa ed effetto. È renge, il fiore di loto che ha contemporaneamente i fiori e i frutti. È la “Legge meravigliosa” esposta nel Sutra del Loto per la prima volta. Ecco qui la grande rivoluzione: poiché causa ed effetto nella realtà più profonda sono simultanei, e noi non ce ne accorgiamo solo perché abbiamo la discrasia dei nove mondi, una volta che ci tuffiamo tutti interi nel mondo di Buddità, dove non vige il tempo lineare e consequenziale, e lodiamo la Legge, invocandola con gratitudine, possiamo in un istante ricevere il beneficio di questa condizione suprema: libertà (dagli effetti del karma), saggezza, compassione, eternità.( fonte : Buddismo e società 102 )

Cosa è scritto sul Gohonzon 

Al centro si trova la scritta Nam-myoho-renge-kyo, l’essenza ultima della vita, e al di sotto, Nichiren. Ciò significa che la Legge è inseparabile dal Budda (la persona) che la insegna: è il principio buddista di ninpo ikka, inseparabilità fra persona e legge.

Ai quattro angoli della Torre preziosa siedono i quattro Re celesti, i guardiani dei quattro continenti ai quattro lati del monte Sumeru. Le loro funzioni esistono sia nell’individuo che nell’ambiente: il Gohonzon, infatti, rappresenta l’intero universo. In alto a destra si trova Jikoku-ten il guardiano dell’est, il re che porta pace al paese e protegge la società umana. Komoku-ten, in basso a destra, è il guardiano dell’ovest che discerne e punisce il male e incoraggia l’aspirazione all’illuminazione. In alto a sinistra troviamo il guardiano del nord, Bishamon-ten che ascolta gli insegnamenti del Budda e protegge il luogo dove egli predica. Infine Zocho-ten, in basso a sinistra, è il guardiano del sud, che libera gli uomini dalla sofferenza. Nel Gosho I presagi si legge che i quattro punti cardinali corrispondono ai quattro sensi: est-naso, ovest-occhio, nord-orecchio e sud-lingua. Gli organi dei sensi sono le porte fra noi e il nostro ambiente e sono collegati tutti con il centro, il “senso del cuore”. I quattro Re celesti rappresentano la purificazione dei quattro sensi e quindi quella del cuore, cioé il processo della rivoluzione umana.

Nella prima fila in alto troviamo Shakyamuni, Taho e i quattro grandi Bodhisattva della Terra. Shakyamuni rappresenta la saggezza soggettiva che percepisce la natura di Budda; Taho (Prabutaratna), il Budda leggendario che giurò di apparire ogni volta che fosse stato predicato il Sutra del Loto, rappresenta la realtà oggettiva della grandezza dello stato di Budda con tutti i suoi meravigliosi tesori (Taho significa molti tesori).


A sinistra di Namu si trova Shakyamuni, a destra Taho; dobbiamo immaginare la Torre preziosa con le porte aperte e i due Budda rivolti verso di noi, Shakyamuni seduto alla destra di Taho. Tutti gli altri personaggi sono di spalle, rivolti verso la Torre preziosa come noi.

A destra di Taho vediamo i Bodhisattva Jogyo e Muhengyo, a sinistra di Shakyamuni, Jyogyo e Anryugyo. Jogyo rappresenta il vero io e corrisponde al fuoco che s’innalza verso il cielo: è la pratica costante e coraggiosa per l’illuminazione. Muhengyo rappresenta l’eternità della vita e corrisponde al soffiare inarrestabile del vento: è la compassione che non incontra ostacoli. Jyogyo rappresenta la purezza e corrisponde all’acqua: è la mente incontaminata che elimina ogni impurità. Anryugyo rappresenta la felicità e corrisponde alla terra che sostiene e nutre tutte le cose. Si chiamano Bodhisattva, ma sono in realtà le funzioni del Budda. Il “gyo” che compare nel nome dei quattro Bodhisattva significa azione, pratica. La recitazione di Nam-myoho-renge-kyo attiva nella nostra vita le funzioni dei Bodhisattva della Terra e ci permette di svolgere il lavoro del Budda.

Nella seconda fila troviamo Fugen e Monju che rappresentano il mondo di Bodhisattva che si sperimenta quando facciamo shakubuku. Mokuren e Sha- rihotsu rappresentano i “due veicoli” del mondo di illuminazione parziale e di studio. Questi quattro nomi non compaiono in tutti i Gohonzon; ad esempio, nei nostri si trova Kasho al posto di Mokuren, ma Monju, il leader dei discepoli di Shakyamuni, li rappresenta tutti.

Le divinità del sole, della luna, delle stelle e il Demone del sesto cielo rappresentano il sesto mondo, il mondo degli dei, comunemente noto come mondo di felicità temporanea. La prima preghiera silenziosa di Gongyo è rivolta a queste divinità, che sono chiamate così perché sono nel cielo, ma in realtà si tratta di entità fisiche che influenzano positivamente o negativamente la nostra vita. Recitando Nam-myoho-renge-kyo potenziamo l’influenza positiva di queste forze universali.

Il mondo di umanità è rappresentato da T’ien-t’ai, Dengyo e Tenrin-Joo, il re che mette in moto la ruota e che governa idealmente basandosi sulla legge dell’universo; il mondo di collera è rappresentato dagli Ashura, esseri mitologici sempre in lotta con gli uomini e gli dèi; il mondo di avidità da Kishimojin e dalle sue dieci figlie, le Jurasetsu; quello di animalità da Ryo-o e da sua figlia Ryunyo; il mondo d’inferno è rappresentato da Devadatta e Ajase. Vi sono inoltre Tensho Daijin e Hachiman, divinità tutelari del paese e Bon- ten e Taishaku, le maggiori divinità del Brahmanesimo, che governano e proteggono questo mondo. (n.b. Bonten e Taishaku sono inclusi fra gli Shoten Zenjin nella ex-prima preghiera silenziosa.)

Sul margine destro e sinistro ci sono due caratteri sanscriti: Fudo e Aizen. Fudo (Acala, l’inamovibile) sconfigge i demoni e gli ostacoli che impediscono la pratica buddista e rappresenta il principio di shoji soku nehan (Le sofferenze di nascita e morte si trasformano in nirvana o felicità). Aizen (Ragaraja, re degli attaccamenti) libera gli uomini dai desideri terreni e dalle conseguenti sofferenze e rappresenta il principio di bonno soku bodai (Le passioni e illusioni terrene diventano illuminazione). Nascita, vecchiaia, malattia e morte, desideri e illusioni sono causa di sofferenza per un comune mortale, ma senza di essi ben pochi praticherebbero il Buddismo. Le sofferenze e i desideri sono quindi delle ottime occasioni per recitare Daimoku e raggiungere l’illuminazione, il vero obiettivo della pratica buddista.

In basso a destra si trova la data dell’iscrizione; a sinistra della parola Nichiren, il nome del patriarca che l’ha iscritto; in certi casi, in alto all’estrema sinistra compare l’indicazione del nome del destinatario.
Da DuemilaUno

      

Il bene e il male

Ikeda: Il bene e il male non sono assoluti, sono concetti relativi. Perciò non si può dire che una persona sia del tutto cattiva o del tutto buona. Makiguchi scrisse: “Anche una persona buona, se si oppone a un gran bene, immediatamente degenera in una persona di “grande malvagità”.Anche una persona cattiva, se si oppone a un gran male, si trasforma immediatamente in una persona dedita al “grande bene”. […]


Makiguchi aggiunse però che se Confucio, Gesù Cristo o Maometto avessero incontrato Shakyamuni non gli si sarebbero opposti. Egli spiegò che “nessuno di loro si curava di se stesso, non erano egoisti, l’unico loro pensiero era aiutare gli altri esseri umani”. Per Makiguchi il bene supremo sta nell’aiutare gli esseri umani e il male supremo è l’egoismo: “In generale, chi si vanta di essere bravo o il più bravo, teme sempre che appaia qualcuno superiore a lui o che un altro metodo si dimostri migliore del suo. In tal caso, quanto più elevata è la posizione di una persona, tanto più è facile che crei cattive o pessime cause. Se non fosse apparso Nichiren Daishonin, preti come Ryokan o Doryu avrebbero terminato la loro vita venerati come Budda viventi. Ma, sfortunatamente per loro, non riconoscendo la superiorità degli insegnamenti del Daishonin e preoccupati solo dei propri interessi, divennero pessimi preti. Io credo che diventano cattivi preti a causa della gelosia. […]

Saito: Makiguchi definì il “bene”ciò che contribuisce al vantaggio o beneficio collettivo. Poiché il Sutra del Loto permette a tutti di conseguire la Buddità, si può dire che esso miri al massimo beneficio collettivo, al massimo bene.

Ikeda: Questo è anche lo scopo del Budda, una persona di suprema bontà. Ciò non vuol dire che nel Budda non esista il male, esso esiste in forma potenziale ma, poiché il Budda mira al sommo bene e combatte il male, la sua vita manifesta solo il bene. Nichiren Daishonin dice: ”Quindi sappiamo che al di fuori della mente non c’è alcun bene e non c’è alcun male”. Bene e male non hanno sostanza propria. Non sono valori assoluti di per sè, sono relativi. Perciò è importante dirigere sempre il cuore e le azioni verso il bene. […]

Makiguchi sosteneva che non fare il bene equivale a fare il male. Egli portava il seguente esempio: poniamo che qualcuno metta un masso sulle rotaie del treno e che un’altra persona veda il masso, ma non lo tolga né dia l’allarme: è vero che questa persona non ha commesso l’azione, ma non ha neanche fatto niente di buono e, se il treno deraglia a causa della sua omissione, è come se l’avesse commessa.

Non lottare contro il male è di per sé male. Con questa convinzione Makiguchi sostenne l’importanza di “creare attivamente il bene”. Egli diceva inoltre che accumulare “piccoli beni” serve a poco: ”È stato detto che l’accumulo di particelle di polvere formerà una montagna, ma il massimo che potete fare con delle particelle di polvere è un cumulo di polvere”; egli concludeva: “Le montagne sono formate dal movimento della crosta terrestre. Se non cambiamo gli essere umani e la società dalle fondamenta, sarà troppo tardi per l’umanità.

Diffondere il Sutra del Loto e creare tali cambiamenti è un “grande bene”.
(D. Ikeda ”La saggezza del Sutra del Loto” vol. 2 pag. 14/15/23)

Il Buddha, il Dharma, il Sangha

Il Budda era lì davanti a loro, quella mattina del 13 ottobre 1282. Nichiren Daishonin era morto, aveva lasciato questo mondo. Erano rimasti soli. Il suo insegnamento era nei loro cuori ed era impresso nell’oggetto di culto che Byakuren Ajari Nikko custodiva già da qualche giorno. E il sangha erano loro sei, i Rokuro, i prediletti del Maestro. Si trovavano nella casa di Munenaka, non lontano da Kamakura, molto lontani da Minobu. 

Soli. Qualche giorno prima il Maestro aveva sussurrato: «Quando sarò morto mettete il mio corpo in una cassa e portatelo a Minobu». Nichiro gli rispose: «Maestro, potessimo portarti a Minobu in un giorno o in giorno e mezzo, lo faremmo, ma è troppo lontano. Ti prego, consentici di cremare il tuo corpo. Porteremo le tue ceneri lassù».

Il 14 ottobre ci furono i funerali. Insieme a loro c’erano circa 40 persone. Il corteo funebre era aperto da Nichiro; sulla sinistra del feretro camminavano Nichiji e Nikko; dietro procedeva Nissho. Niko e Nitcho non fecero in tempo ad arrivare. Lo cremarono il 21 ottobre. Il 25 arrivarono a Minobu e lessero il suo testamento. A Nitcho aveva lasciato una cintura e qualche moneta. Un cavallo, una veste, una ciotola a Nichiji; la sua copia del Sutra del Loto a Nissho; un Gohonzon e una statua di Shakyamuni a Nichiro; un secondo cavallo e una veste a Niko; il terzo cavallo, sellato, dei sandali e un copricapo a Nikko.

Ma la vera eredità era un’altra e risuonava ancora nei loro cuori: «Nel quinto periodo di cinquecento anni dopo la mia morte, realizzate kosen-rufu in tutto il mondo e non permettete mai che il suo flusso si interrompa» (SND, vol. IV, p. 21). Quell’eredità ora andava trasmessa. ( fonte – sgi italia)

La rivoluzione umana

Il Buddismo è caratterizzato dall’accento sulla possibilità di una trasformazione interiore che fa emergere il massimo potenziale umano. È convinzione diffusa che la disciplina e la concentrazione necessarie per questo processo necessitino di una serie di circostanze ideali di cui quasi nessuno dispone. Il Buddismo di Nichiren insegna però che solo affrontando direttamente le difficoltà della realtà individuale e sociale possiamo realizzare l’impegno di cambiare la nostra vita e il mondo in meglio.

“Rivoluzione umana” è la definizione utilizzata dal secondo presidente della Soka Gakkai, Josei Toda, per descrivere quel processo fondamentale di trasformazione interiore attraverso il quale ci liberiamo dalle catene del nostro “piccolo io”, imprigionato dall’ego e dall’autoconsiderazione, e accresciamo l’altruismo del “grande io” capace di preoccuparsi e di agire per gli altri e, in ultima analisi, per l’umanità intera. 

Come spiega Daisaku Ikeda «esistono vari tipi di rivoluzione: politica, economica, industriale, scientifica, artistica… ma, indipendentemente da cosa viene cambiato, il mondo non sarà mai migliore finché le persone rimarranno egoiste e prive di compassione. In questo senso, la rivoluzione umana è la più importante di tutte le rivoluzioni e allo stesso tempo la più necessaria per l’umanità». 

La questione di come cambiare in meglio ha generato innumerevoli teorie, religioni e imperi editoriali. Senza dubbio l’autodisciplina e lo sforzo possono consentirci trasformazioni positive, come accade per esempio facendo una regolare attività fisica. Ma spesso la volontà è difficile da mantenere e il nostro autocontrollo può perdersi in un momento cruciale perché non abbiamo affrontato le cause interne che sono alla base del nostro comportamento. 


Una trasformazione profonda 
La rivoluzione umana è il lavoro di trasformazione della nostra vita a partire dalla sua essenza più profonda. Significa individuare e affrontare tutto ciò che inibisce la piena espressione del nostro potenziale positivo e della nostra umanità. Il Buddismo di Nichiren si basa sulla convinzione che ogni individuo possiede uno stato vitale puro, positivo e illuminato. Questo stato vitale di “Buddità” è caratterizzato da qualità come la compassione, la saggezza e il coraggio che ci consentono di creare valore a partire da qualunque situazione. Nichiren capì che il processo più profondo di cambiamento e purificazione avviene quando facciamo emergere questo stato vitale, e insegnò la pratica della recitazione di Nam-myoho-renge-kyo come strumento diretto e immediato per accedervi e sperimentarlo. 

La natura di Budda si esprime in modi concreti. Innanzitutto, acquisiamo un profondo senso della dignità umana e la convinzione che la nostra vita è dotata di potenzialità illimitate. In secondo luogo, sviluppiamo la saggezza per capire che ciò che prima ci sembrava impossibile, in realtà è possibile. Terzo, sviluppiamo una forte vitalità che ci consente di affrontare i problemi con una sensazione di liberazione interiore. Perciò siamo in grado di fare la nostra rivoluzione umana, cercando di migliorare il nostro “io” giorno per giorno e far sì che l'”io” di domani sia sempre migliore di quello di oggi. 

In alcune tradizioni buddiste, le interpretazioni della legge di causa ed effetto possono portare a rivolgere l’attenzione verso le cause negative poste nel passato. Si può avere l’impressione che siano necessarie molte vite per “ripulirsi” dagli ostacoli e dalle difficoltà che si incontrano nella vita. Il messaggio del Sutra del Loto e del Buddismo di Nichiren Daishonin è che attraverso la fede e la pratica possiamo far emergere la Buddità, lo stato vitale più elevato e illuminato, proprio qui e ora, così come siamo. Questa saggezza illuminata ci consente di comprendere che anche le circostanze che potrebbero sembrare le più sfortunate, come una malattia apparentemente incurabile o un lutto, possono in realtà essere la migliore occasione per mettere in atto la nostra rivoluzione umana e la spinta giusta per realizzare una eccezionale crescita personale.
Guardare al di là delle nostre preoccupazioni personali e agire per il bene altrui rinvigorisce e accelera questo processo. Un’esperienza che prima era vissuta come un fardello ingiusto può trasformarsi nella chiave per capire lo scopo della nostra vita, mentre impariamo come aiutare gli altri a lottare in situazioni analoghe. 

Questo processo individuale di rivoluzione umana è la vera scintilla che può innescare il cambiamento su scala globale, perché assumersi la responsabilità di trasformare la propria vita è il primo passo verso la creazione di una società basata sulla compassione e sul rispetto per la dignità della vita di tutti gli esseri umani. ( fonte sgi Italia )